Osteoporosi dopo i 65 anni: cosa dice davvero la ricerca sull’attività fisica

Osteoporosi dopo i 65 anni: cosa dice davvero la ricerca sull’attività fisica

Quando si parla di osteoporosi, il consiglio di “fare attività fisica” è ormai ben noto.
Le fratture da fragilità a livello dell’anca, della colonna vertebrale e del polso rappresentano infatti una delle principali cause di perdita di autonomia nelle persone oltre i 65 anni. Quali sono però le prove scientifiche che dimostrano l’efficacia del movimento nella prevenzione dell’osteoporosi e delle sue conseguenze?
A questa domanda ha cercato di rispondere una revisione sistematica pubblicata sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity e realizzata per supportare le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’attività fisica e la sedentarietà nelle persone con più di 65 anni.

Che cos’è l’osteoporosi 

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della densità e della qualità dell’osso, che lo rende più fragile e suscettibile alle fratture.
“Durante la crescita l’organismo costruisce progressivamente il proprio patrimonio osseo, raggiungendo il picco di massa ossea intorno ai 30 anni  – spiega la dott.ssa Maria Chiara Reitano, fisiatra specialista di ISICO – successivamente prevalgono gradualmente i processi di riassorbimento, che con l’invecchiamento possono favorire lo sviluppo dell’osteoporosi. Poiché si tratta di una “malattia silenziosa”, spesso viene diagnosticata solo dopo una frattura, anche se un esame come la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) consente di identificarla precocemente”.

Con l’avanzare dell’età, la perdita di massa ossea è il risultato dell’interazione tra cambiamenti fisiologici, riduzione della forza muscolare, minore attività fisica e altri fattori di rischio, come patologie croniche, alcuni farmaci e un maggiore rischio di caduta.
“Per questo la prevenzione deve affiancare alle eventuali terapie farmacologiche uno stile di vita attivo, nel quale il movimento rappresenta uno degli strumenti più efficaci” – puntualizza la dott.ssa Reitano.

Cosa dice la ricerca scientifica 

La revisione sistematica ha analizzato gli studi disponibili per valutare gli effetti dell’esercizio fisico sulla salute dell’osso negli adulti senior. I risultati confermano che l’attività fisica rappresenta un elemento fondamentale per contrastare gli effetti dell’invecchiamento sul sistema muscolo-scheletrico e contribuire a ridurre il rischio di fratture da fragilità.

L’attività fisica svolge infatti un duplice ruolo. Da un lato contribuisce a preservare la densità minerale ossea, con risultati particolarmente consistenti a livello della colonna lombare; dall’altro migliora forza muscolare, equilibrio, coordinazione e mobilità, riducendo il rischio di cadute, una delle principali cause di frattura nelle persone anziane.

Un altro aspetto emerso dalla revisione riguarda il tipo di esercizio.
“I programmi che hanno mostrato i risultati migliori sono quelli progressivi e personalizzati, che combinano attività aerobica, esercizi contro resistenza e lavoro specifico su equilibrio e controllo del movimento – spiega la dott.ssa Reitano –  Non esiste quindi un singolo esercizio “miracoloso”: è la combinazione di stimoli diversi, adattati alle caratteristiche della persona, a produrre i maggiori benefici”.

Camminare con regolarità rappresenta un’abitudine importante, ma da solo potrebbe non essere sufficiente. Per mantenere uno scheletro il più possibile resistente è fondamentale associare esercizi per il rinforzo muscolare e attività mirate a migliorare equilibrio e coordinazione.
Questo approccio consente non solo di sostenere la salute dell’osso, ma anche di preservare l’autonomia nelle attività quotidiane.

Ogni programma dovrebbe essere personalizzato in base alle condizioni cliniche, all’età, al livello di allenamento e all’eventuale presenza di altre patologie. Per questo motivo è consigliabile affidarsi a professionisti qualificati, come fisioterapisti, medici specialisti o laureati in Scienze Motorie, in grado di individuare gli esercizi più adatti e di far progredire l’attività in sicurezza.

“È importante ricordare che l’esercizio fisico rappresenta uno dei pilastri della prevenzione, ma non sostituisce le terapie farmacologiche quando queste sono indicate – conclude la dott.ssa Reitano – Nelle persone con osteoporosi già diagnosticata o con una marcata riduzione della densità minerale ossea, il trattamento deve essere definito dal medico e può prevedere l’associazione di farmaci, attività fisica, alimentazione adeguata e interventi per ridurre il rischio di cadute”.

Le evidenze disponibili confermano quindi un messaggio semplice ma fondamentale: non è mai troppo tardi per iniziare a muoversi.
Un’attività fisica regolare, ben programmata e adattata alle proprie capacità rappresenta uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute delle ossa, mantenere l’autonomia e migliorare la qualità della vita anche dopo i 65 anni.

Fonti bibliografiche

Pinheiro, M. B., Oliveira, J., Bauman, A., Fairhall, N., Kwok, W., & Sherrington, C. (2020).
Evidence on physical activity and osteoporosis prevention for people aged 65+ years: a systematic review to inform the WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour.
International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, 17(1), 150. doi: 10.1186/s12966-020-01040-4.

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