Corsetto per scoliosi: quando serve, funziona davvero e cosa aspettarsi

Corsetto per scoliosi

YouTube player

Il corsetto è uno dei trattamenti più efficaci nei ragazzi in crescita, ma non è sempre necessario e non è indicato in tutti i casi. Ti spieghiamo in modo chiaro quando viene prescritto, quali risultati puoi aspettarti e cosa cambia nella tua vita quotidiana.

1
Quando serve
Il corsetto viene utilizzato soprattutto nei pazienti in crescita, quando esiste un rischio concreto che la scoliosi peggiori nel tempo. In particolare può essere indicato quando:
- la curva ha superato una certa entità (in genere sopra i 20–25° circa);
- il paziente è ancora in fase di crescita;
- la scoliosi mostra segni di evoluzione o ha caratteristiche a rischio.
2
Per quanto tempo
Il corsetto è generalmente prescritto per diverse ore al giorno (spesso tra 18 e 23 ore, ma dipende dal caso) e deve essere indossato per mesi o anni, finché dura la crescita. Il trattamento viene adattato nel tempo dallo specialista grazie a controlli periodici.
All’inizio è normale avere qualche difficoltà, nella maggior parte dei casi però il paziente riesce gradualmente ad abituarsi.

Vita quotidiana con il corsetto

Si può fare sport?
Sì. L’attività fisica è generalmente consigliata e spesso viene svolta senza corsetto, secondo le indicazioni del medico.
Per saperne di più
Si può fare il bagno?
Sì, è possibile fare il bagno con indosso il corsetto! Basta rispettare una piccola serie di accorgimenti, facendo attenzione e ricordando che non tutti i corsetti purtroppo lo permettono.
Per saperne di più
Si vede sotto i vestiti?
I corsetti moderni sono progettati per essere sottili, con uno spessore tra 2 e 5 millimetri, e molto discreti sotto i vestiti. Grazie alla loro forma anatomica e al design su misura, diventano praticamente invisibili con un abbigliamento normale.
10 consigli per vestirsi col corsetto
Si può dormire indossandolo?
Sì, si può dormire con il corsetto. Le prime notti possono essere difficili e il sonno può risultare disturbato, ma l'adattamento avviene rapidamente. Puoi dormire nella posizione che preferisci senza che questo influisca sull'efficacia del corsetto.
Previous
Next

Cosa aspettarsi dal trattamento con il corsetto

Numerosi dati scientifici dimostrano che il corsetto è efficace nel ridurre il rischio di peggioramento della scoliosi, soprattutto nei ragazzi in crescita.

L’efficacia dipende da diversi fattori:

  • numero di ore di utilizzo quotidiano
  • aderenza al trattamento
  • tipo di curva
  • qualità del corsetto e del controllo clinico

Bisogna ricordare che l’obiettivo principale del corsetto non è “raddrizzare” la schiena, ma evitare il peggioramento della scoliosi e di conseguenza della curva, guidando la crescita in modo corretto e riducendo il rischio di trattamenti più invasivi.

Esistono diversi tipi di corsetto?

Sì, e la prima cosa importante da sapere è questa: non esiste un corsetto valido per tutti.

Ogni corsetto agisce in modo diverso sulla colonna vertebrale. Alcuni lavorano prevalentemente sulle curve laterali (scoliosi), altri sulle curve viste di profilo (come lipercifosi), altri ancora sfruttano in modo mirato il movimento

Noi in ISICO abbiamo scelto tanti corsetti diversi, anche di concezione diversa, per massimizzare il risultato e minimizzare i disagi: il corsetto non viene mai scelto a catalogo”, ma prescritto come parte di un progetto di cura personalizzato, costruito sul singolo paziente.

Se vuoi approfondire le differenze tra i principali corsetti e capire come si sceglie quello più adatto, puoi leggere qui:

Concorsetto: il concorso ISICO per chi porta il corsetto

Nella prima edizione del concorso, nel 2012, in poco più di tre mesi sono stati raccolti oltre cento lavori che hanno mostrato, con sorprendente creatività, come sia possibile vivere normalmente da “imbustati”. Un vero successo che ci ha spinto a replicare periodicamente il concorso in tutti questi anni.

Il Concorsetto non è solo un modo per esorcizzare le giornate grigie col proprio amico-nemico ma anche una maniera per dimostrare ad altri che i risultati arrivano e la scoliosi si può vincere.

Clicca sull’immagine per scoprire i prossimi bandi e vedere le opere presentate nel corso delle diverse edizioni!

FAQ - Domande frequenti

Il corsetto viene prescritto solitamente in presenza di curve significative (di solito oltre i 20°-25°) e considerando il potenziale di crescita e quindi di aggravamento della scoliosi. Questo potenziale viene valutato in base allo stadio di crescita ossea del paziente.

Se si avverte dolore significativo o altri sintomi preoccupanti, è consigliabile consultare lo specialista per una valutazione.

Inizialmente va sempre indossato per un numero di ore compatibile con la situazione clinica, da un minimo di 18 ore fino a 23-24 ore al giorno. Bisogna ricordare che, come dimostrato in letteratura, la massima efficacia si ottiene col corsetto indossato a tempo pieno.

Isico utilizza corsetti correttivi bassi, che restano tranquillamente sotto la maglietta, purchè un po’ morbida, e sono veramente ben tollerati e poco visibili. Con questi si può fare sport, ginnastica a scuola, si fa vita assolutamente normale. Anzi, non solo si può: si deve. Perché più ci si muove con il corsetto addosso migliori risultati si ottengono. Il corsetto non è un armatura: è un trattamento impegnativo ma è un’ortesi esattamente come l’apparecchio per i denti, antiestetetico (certamente di più del corsetto per il tronco, solo che è socialmente più accettato) e fastidioso, tuttavia utile, nel nostro caso il vantaggio non è solo estetico ma anche importante per l’età adulta in termini di minori dolori e problemi alla schiena.

Sì, è possibile fare il bagno con indosso il corsetto! Basta rispettare una piccola serie di accorgimenti, facendo attenzione e ricordando che non tutti i corsetti purtroppo lo permettono.

6 regole per fare il bagno con il corsetto:

  • togliete il Thermobrace prima dell’immersione in acqua, avendo cura di non tenerlo al sole. Ricordate di riposizionarlo al termine del bagno  se fate il bagno in mare sciacquate bene il corsetto con acqua dolce per togliere la salsedine
  • asciugate bene il corsetto
  • non utilizzate il phon ad aria calda per asciugare le spinte ed evitate l’esposizione diretta del corsetto al sole estivo. In particolare, il sole può surriscaldare le parti metalliche che oltre a diventare roventi si dilatano. Di conseguenza, i fori dove le cerniere si attaccano alle valve in plastica scaldandosi si allargano e si deformano in maniera pericolosa per l’integrità del corsetto, in quanto al momento del raffreddamento la parte metallica riprende le dimensioni iniziali mentre la plastica rimane irreversibilmente allargata e deformata.
  • se le spinte sono rivestite con l’alcantara, fatele asciugare molto bene perché questo materiale può rovinarsi facilmente
  • per una maggiore precauzione, potete rivestire interamente il corsetto durante il bagno con la maglia tubolare elastica (SOFT-TUBE o prodotto simile).

ATTENZIONE!

  • Non è possibile effettuare il bagno con il corsetto se la pattina che protegge l’addome è in cuoio, materiale che si rovina a contatto con l’acqua. È necessario sostituirla con una in plastica (parlane con il tuo tecnico ortopedico);
  • Nel caso di collaudo recente o se siete in procinto di fare un collaudo rivolgetevi alla vostra officina ortopedica di riferimento per maggiori informazioni e procedure da seguire legate alla tipologia del vostro corsetto
  • È importante seguire con attenzione le precauzioni indicate: il corsetto è un presidio medico fornito dal Servizio Sanitario Nazionale e occorre evitare i danni dovuti a negligenza.

Evitate di fare il bagno dove non si tocca anche se sapete nuotare!

Bicicletta
Nel codice non c’è nulla di esplicito che riguardi la guida della bicicletta. L’unico articolo teoricamente applicabile dice che “i ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie”. Per quanto riguarda la pedalata, potrebbe esserci qualche problema se la posizione del manubrio rispetto alla sella obbliga a piegarsi a livello dell’anca molto più di 90°. In questo caso, è indispensabile modificare quanto basta l’altezza del manubrio (o la sua forma) e quella della sella, perché la pedalata sia libera.

Motorino, scooter e moto.
Secondo il codice della strada non c’è alcun problema per la guida di qualsiasi veicolo. Se mani e gambe sono utilizzabili si può guidare anche un’astronave.


Attenzione! In caso di incidente, l’assicurazione potrebbe creare dei problemi. Se guidate auto o moto, il consiglio è quello di sentire anche la propria assicurazione e se dovesse richiedere ulteriori specifiche in merito al corsetto che indossate, parlatene con il vostro medico.

Il primo motivo si basa su uno studio che dimostra che ci vogliono almeno due ore perché la colonna vertebrale raggiunga la correzione desiderata dopo aver indossato il corsetto: la schiena non raggiunge la massima correzione appena indossato il corsetto, ma dopo almeno 2 ore. Quindi bisognerebbe sommare alle ore di libertà dal corsetto anche le ore necessarie per ritornare in correzione all’interno del corsetto. Con più pause, la terapia può risultare meno efficace, a parità di ore di indossamento. 

Il secondo motivo è che ovviamente togliere il corsetto è un piacere (anche i più piccini imparano in un attimo!), rimetterlo molto meno, per cui spesso si tergiversa, indugiando sotto alla doccia, finendo una telefonata o tardando in giro con gli amici. Così le ore di libertà si dilatano senza rendersene conto. E se questo avviene più volte al giorno, sarà ancora più difficile rispettare le indicazioni del medico.

L’idea di cambiare il corsetto è naturale che spaventi i ragazzi, ma è improbabile che si debbano affrontare nuovamente i fastidi avuti all’inizio della terapia. In realtà la situazione più frequente è che il corsetto nuovo risulti persino più “comodo”, dato che quello smesso era diventato inadeguato perché corto e stretto. L’altro vantaggio è che, alla luce dell’esperienza già fatta, sarà più semplice capire subito quali sono le criticità del nuovo corsetto e fare richieste precise al tecnico ortopedico per far sì che il corsetto calzi al meglio. 

Trovare un equilibrio tra il benessere psicologico dei propri figli e quello che è necessario fare per la loro salute non è sempre facile, soprattutto se gli specialisti a cui ci si rivolge si contraddicono tra loro, generando nei genitori confusione invece di fiducia. Il corsetto non è come l’apparecchio ortodontico o gli occhiali, è più ingombrante e soprattutto non è d’uso comune, cosa che ci porta ad essere più diffidenti nei suoi confronti. Per questo è importante cercare di rendere “normale” il più possibile il corsetto non solo con chi lo deve indossare, ma anche con gli amici, i compagni di classe e i familiari. Chi porta il corsetto non è qualcuno da compatire e i genitori che supportano i figli in questo percorso non sono degli aguzzini.
Normalizzare e socializzare il corsetto aiutano a ridurre la sensazione di sentirsi diversi e ad affrontare con maggiore serenità gli anni dell’adolescenza. Ricordiamoci però che la sensazione di sentirsi diversi è comune a tutti gli adolescenti, corsettatti e non! Non è il corsetto in sé a rovinare l’infanzia o l’adolescenza, ma è il modo in cui lo si vive che può costituire un problema. Questo però per fortuna si può modificare. A volte si riesce a farlo da soli, altre volte può essere utile confrontarsi con uno psicologo per trovare il supporto necessario a riposizionarsi rispetto alle difficoltà che ci si trova a dover affrontare. 

Tra il turbinio di emozioni che si possono provare all’idea di dover indossare un corsetto, la tristezza è sicuramente una delle più frequenti. È normale sentirsi inizialmente tristi e avere paura, ma è necessario raccogliere tutte le forze (e i ragazzi ne hanno molte e anche inaspettate!) per reagire e affrontare quello che, solo in un primo momento, può sembrare un ostacolo insormontabile. È fondamentale avere in testa che il nemico contro cui combattere non è il corsetto ma la scoliosi, e che il corsetto da solo non è in grado di rovinare l’adolescenza, mentre possono farlo i limiti che creiamo dove in realtà non ci sono. Il corsetto non deve essere un motivo di vergogna, semmai di orgoglio perché ci chiama ad essere coraggiosi, e tanto più ci si mette alla prova nel superare le difficoltà, nonostante la paura, quanto più si cresce diventando forti e capaci di affrontare anche le asperità della vita.

In caso di visita e terapia in una struttura privata, come Isico,  il corsetto per i pazienti minorenni è comunque a carico del Sistema Sanitario Nazionale ovunque il paziente scelga di curarsi.
Dopo la visita presso un centro privato, occorre recarsi con l’impegnativa del proprio medico curante da un medico specialista (fisiatra o ortopedico) facente parte di una struttura sanitaria pubblica, che, se d’accordo (e di norma lo è), prescrive il corsetto. Nella maggior parte delle regioni bisogna poi allegare alla prescrizione il preventivo dell’officina ortopedica, consegnando i documenti all’ufficio protesi dell’ASL.  Quest’ultimo rilascia, dopo un certo periodo, l’autorizzazione alla fornitura del presidio. Dopo l’arrivo del corsetto è infine importante fare il collaudo con il medico prescrittore dell’ASL.

Quando un medico prescrive un corsetto è come se prescrivesse un mobile. Se prescrive un corsetto “Cheneau” oppure un corsetto “Lyonese” è come se prescrivesse “una credenza” oppure “un tavolo da cucina”. Tutti possiamo andare da un artigiano costruttore di mobili (in questo caso da un tecnico ortopedico, che lavora sempre su misura e mai sul preconfezionato che non ha alcun senso nelle deformità vertebrali) che ci può dare un mobile (prescrizione di un corsetto) oppure una credenza (prescrizione di uno Cheneau). I medici più avanzati scrivono anche quante spinte, dove localizzate, quanto alte etc: è come se scrivessero quante ante della credenza, quanti cassetti. Ma c’è ancora una discrezionalità enorme da parte del mobiliere. Ecco perché in questo campo gli esperti hanno definito a livello internazionale che vale solo la collaborazione diretta tra un medico e un tecnico ortopedico: solo così si avrà un prodotto esattamente corrispondente alle necessità del pa-ziente. Gli esperti hanno pure definito che i due devono lavorare insieme regolarmente, che si devono confrontare caso per caso per poter arrivare a dare il prodotto migliore al paziente. Detto questo, è evidente che non tutti i corsetti sono uguali. Noi personalmente crediamo fermamente che la tollerabilità del corsetto sia un obiettivo da perseguire, così come la sua minor visibilità in assoluto. E’ per questi motivi che non usiamo più alcuni modelli di corsetti visibili, ingombranti, spesso dolorosi.

Cominciamo da una premessa: il nome di un corsetto non vuole dire nulla. Purtroppo siamo abituati a pensare ai corsetti come ai farmaci, e quindi una aspirina è diversa da una tachipirina. Questo è solo parzialmente vero per i corsetti, perchè si tratta di un prodotto fatto su misura per ogni singolo paziente, e quindi il successo non dipende dal nome del corsetto ma da come il corsetto viene costruito per il caso del singolo paziente. Se le spinte vengono messe al contrario, se il corsetto viene costruito troppo basso o troppo segnato su un fianco rispetto a come dovrebbe essere, potrebbe anche contribuire a far peggiorare invece che migliorare la scoliosi.

In cosa si differenziano dunque il Sibilla-Chenau e lo Sforzesco? Esistono delle differenze che inducono a preferenze di uno rispetto all’altro in base al singolo caso; la scelta della prescrizione di un tipo piuttosto che di un altro spetta al medico specialista.

Partiamo intanto dal materiale: il Sibilla-Cheneau, adottato in ISICO, è un monovalva costruito in polietilene, mentre lo Sforzesco è un bivalva in materiale molto più rigido collegato da cerniere posteriori per poterlo aprire, a volte con una barra in alluminio. Essendo più rigido, lo Sforzesco ha dimostrato efficacia paragonabile ai vecchi gessi, con il grosso vantaggio di poterlo rimuovere per la doccia.

Il Sibilla-Cheneau tendenzialmente viene proposto in scoliosi meno gravi e con minore rigidità e viene preferito prima della pubertà, mentre generalmente lo Sforzesco è riservato a scoliosi più gravi o che presentano maggiore rigidità (ad esempio in ragazzi con una maturazione ossea più avanzata).

In Isico abbiamo “pensionato” gesso e Milwaukee perché abbiamo un corsetto altrettanto efficace (se non di più, perché più progressivo e in grado quindi di continuare a correggere nel tempo): lo Sforzesco.
Di certo le correzioni con il Milwaukee della sola scoliosi sono ottime, e se ci si concentra su quelle, allora non c’è motivo di cambiare. Se si guarda alla testa e alla psiche oltre che alla schiena, se si pensa alla funzione futura della colonna e non solo alla sua anatomia, se concretamente si punta a far portare il corsetto e non solo a prescriverlo, allora i motivi per abbandonare il Milwaukee (secondo noi) sono di gran lunga superiori a quello di continuare a prescriverlo.

Per saperne di più

La fine della terapia non implica che la scoliosi sia guarita, dato che dalla scoliosi non si guarisce. Guarire vorrebbe dire tornare a zero gradi, cosa che è realmente eccezionale, ma ciò che conta in realtà è avere una curva lieve anche se la colonna non è perfettamente dritta. La terapia della sco-liosi finisce al termine della crescita ossea, a parte i casi gravi scoperti molto tardi o quei casi in cui la maturazione ossea è più lenta della media. A quel punto si entra nella fase del monitoraggio, con controlli periodici ogni anno, biennali o triennali a seconda dell’entità. Se a un certo punto la scoliosi inizia a peggiorare ci sono 2 possibilità: sottoporsi all’intervento, oppure mettersi a fare regolarmente esercizi specifici per mantenere la situazione stabile.

Purtroppo con la scoliosi non c’è garanzia di risultato. Secondo la nostra esperienza non ci sono praticamente problemi a controllare curve sotto i 30° scoperte in età adolescenziale (diverso il caso delle scoliosi infantili e giovanili, che peggiorano invece quasi sempre in pubertà nonostante il trattamento). Oltre i 50° invece i possibili peggioramenti nonostante un trattamento ben fatto sono comuni. Il problema quando si hanno più di 50° di curva è che non basta stabilizzare, ma si deve migliorare. Questo è possibile, ma costa molta fatica, corsetti fatti perfettamente, usati al meglio, ed esercizi corretti e ben adattati al trattamento (ossia integrati perfettamente con il corsetto). Tra i 30° e 50° il peggioramento è comunque molto raro (ben al di sotto di 1 caso su 100 – sempre che si lavori bene), ma è sempre possibile, purtroppo.

Approfondimenti
Che cos'è la scoliosi?
Dove siamo
Trova la sede più vicina