Da paziente a fisioterapista: la storia di Simone

Da paziente a fisioterapista: la storia di Simone

Trasformare una difficoltà in una risorsa, una fragilità in una scelta di vita. È la storia di Simone Priano, ex paziente di ISICO, che si è recentemente laureato in Fisioterapia presso l’Università del Piemonte Orientale (sede di Novara) con 108/110, discutendo una tesi proprio sulla scoliosi e sugli esercizi specifici per il suo trattamento.

Un tema tutt’altro che casuale.
“Si dice spesso che bisogna trasformare le proprie debolezze in punti di forza. Io, fortunatamente, ne ho fatto la mia professione – racconta Simone – Oggi festeggio la mia laurea in Fisioterapia con una tesi sulla scoliosi. Questo argomento mi appartiene profondamente, perché è proprio grazie alla mia esperienza di ex paziente se oggi sono qui. Portarlo alla discussione di tesi è stato il mio modo di onorare quel percorso e chiudere il cerchio”.

Simone ha iniziato il suo percorso terapeutico da adolescente, mentre frequentava la sede di Torino e praticava pallavolo. La diagnosi era di scoliosi con una curva importante, che ha richiesto un trattamento impegnativo: 23 ore al giorno di corsetto, associate a esercizi specifici. Il percorso è durato cinque anni, dal settembre 2016 al giugno 2021.

All’inizio, però, l’esperienza non è stata positiva: seguito altrove, si era sentito dire che la terapia conservativa non sarebbe servita e che l’unica strada possibile fosse quella chirurgica. Una prospettiva che avrebbe potuto scoraggiare chiunque. Invece, Simone ha trovato un approccio diverso, basato su un lavoro costante, strutturato e su una relazione terapeutica solida.

“Era già un ragazzo serio e determinato durante la terapia ricorda la sua fisioterapista, Martina Poggio – Averlo potuto supportare anche durante il lavoro di tesi è stato per me un piacere enorme. Con la terapia seguiamo i ragazzi nella loro crescita, spesso per anni, e inevitabilmente ci affezioniamo. Poterli rivedere da adulti, consapevoli e realizzati, è qualcosa di molto speciale”.

Il legame non si è interrotto con la fine del trattamento. Al contrario, si è trasformato in confronto professionale e collaborazione scientifica.
“Il fatto che abbia scelto il mio stesso percorso e lavoro significa che, nonostante le difficoltà evidenti della terapia, è riuscito ad andare oltre, trovando un appoggio e una motivazione per superare la patologia. È il mio secondo paziente che poi ho ritrovato, anni dopo, come collega”.

Oggi Simone è un giovane fisioterapista, con una formazione che unisce studio accademico ed esperienza personale diretta. Un punto di vista prezioso, che arricchisce il suo approccio clinico e umano ai pazienti.

“A Simone auguro un futuro brillante – conclude la sua ex fisioterapista – con la certezza che saprà trasmettere ad altri ragazzi ciò che lui stesso ha sperimentato: che anche un percorso difficile può diventare una forza”.

Notizie correlate