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Il team fa la differenza, tutta questione di cura.

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Luca, scoliosi idiopatica oltre i 30°, è in cura al centro Isico di Trento. Paola, stessa patologia, medesime ore (17) di indossamento dello stesso tipo di corsetto e stessi tecnico ortopedico e medico, è invece in cura in un altro centro, non Isico, di natura pubblica, ma che applica per la terapia con esercizi lo stesso protocollo Seas. Il problema però nel team di Paola è che non c’è accordo tra i fisioterapisti e medico/tecnico ortopedico, cosa invece che non succede per Luca.

La differenza di team terapeutico (a parità di terapia), fa sì che Luca e Paola non ottengano gli stessi risultati in quanto a percezione del dolore e qualità di vita, come dimostra lo studio Importance of team to increase compliance in adolescent spinal defomities brace treatment:a cross-sectional study of two different settings", F. Tessadri, A.Pellegrini, M. Tavernaro, A. Zonta, S.Negrini, premiato a maggio in occasione del congresso internazionale Sosort con l’Award (insieme ad un altro studio, sempre dell’Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale, “In difesa degli adolescenti: usano realmente il corsetto per le ore prescritte, se si offre un aiuto adeguato. Risultati di una coorte prospettica nell’uso clinico quotidiano del Thermobrace”).

Infatti nel gruppo di Paola aumentano di 15 volte i rischi di percezione di dolore e bassa qualità della vita, mentre aumenta di 5 volte il rischio che la terapia venga fatta male (uso del corsetto di almeno 2 ore inferiore alla prescrizione).

Come dire che un buon team affiatato tra medico, tecnico ortopedico e terapisti è in grado di ottenere una maggiore adesione alla cura dal paziente e di migliorarne la qualità di vita nell’indossamento del corsetto.

“Si è trattato di un gruppo di pochi pazienti, circa 20 per gruppo, ma selezionati in modo da essere perfettamente confrontabili tra loro - spiega il dott. Stefano Negrini, direttore scientifico Isico - in un caso i terapisti erano ben integrati nel team, nell’altro no. E’ emerso che il fisioterapista probabilmente rappresenta un giudice terzo del corsetto, rispetto al medico e al tecnico ortopedico, il cui ruolo è fondamentale per il paziente. Un bravo terapista ben integrato in un team dove si parli lo stesso linguaggio e si attui con convinzione lo stesso percorso terapeutico è in grado di facilitare l’adesione alla terapia, comprendere e limitare i problemi di tipo psicologico e in questo modo favorire una percezione persino minore del dolore. Paradossalmente, proprio per gli stessi motivi, un terapista non integrato e che invece si esprima nel modo sbagliato può essere assolutamente deleterio ed aumentare, invece di ridurre, i problemi dei pazienti e delle loro famiglie”. La risposta iniziale al corsetto, infatti, è identica nei due gruppi, diversa è invece la sua evoluzione grazie al lavoro del team che segue il paziente.

Il fatto che in un caso il team lavori in un ambito privato, nel secondo invece pubblico, non dovrebbe alterare i dati raccolti, soprattutto rispetto al dolore ed alla qualità di vita, mentre forse potrebbe influire parzialmente sulla compliance (dove comunque si parla di rischio 5 volte superiore).

Lo studio rimette quindi al centro la differenza fra care&cure, due parole inglesi, in grado di distinguere molto bene la differenza fra il semplice curare e il prendersi invece cura del paziente, lavorando sulle motivazioni psicologiche e migliorandone la vita all’interno di un percorso terapeutico lungo e a volte difficile.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Giugno 2011 13:10 )
 

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