Perché non usiamo più il corsetto di Milwaukee
Dopo gli ultimi interventi nel blog, dopo una recente risposta assolutamente corretta e condivisibile del Dott. Zaina, mi sento in dovere di dire qualcosa di ben argomentato sul corsetto di Milwaukee per esprimere la posizione di Isico.
Intanto, nel titolo avrei dovuto aggiungere un “quasi” (ossia: “Perché non usiamo quasi più il corsetto di Milwaukee”), ma volutamente sono stato provocatorio: il quasi ci andrebbe perché in medicina (come nella vita) non esistono mai certezze assolute, ed uno strumento terapeutico non è mai abbandonato completamente. Certo, nella mia ormai lunga vita professionale, in oltre 20 anni che seguo le scoliosi, dopo aver curato quasi 20.000 ragazzi, posso tranquillamente dire che i Milwaukee che ho prescritto stanno abbondantemente nelle dita di una mano. E non ne sento la mancanza.
Ho imparato questo dal mio maestro, Paolo Sibilla, quindi non è cosa mia. Ma, avendo personalmente visitato metà dei suoi pazienti, ne ho trovato solo uno, un bambino piccolo con una curva congenita cervico-dorsale, in terapia con il Milwaukee. Tutti gli altri casi di scoliosi infantili (la classica indicazione del Milwaukee) erano curati con corsetti bassi. Ma anche gli altri casi di curve cervico-dorsali erano curati con corsetti bassi e vari artifici (cinturini cervicali od alle spalle) che evitassero il fatidico collare, così pesante dal punto di vista psicologico.
Dopo Sibilla mi sono impegnato a creare altre alternative, con degli emicollari a spinta, con configurazioni diverse a livello delle spalle, con esercizi, pur di evitare il collare. Perché? Tre motivi fondamentali:
- Ci sono prove scientifiche che il Milwaukee provoca danni psicologici più degli altri corsetti. Negli anni io li ho visti, purtroppo, questi danni. Chi ha “subito” un Milwaukee ha tratti particolari: non posso sapere se è colpa del corsetto o se chi ha portato il corsetto aveva già certe caratteristiche di passività, e quindi lo ha accettato, mentre gli altri hanno mandato tutti a quel paese abbandonando la terapia. Ho l’impressione che le due cose si combinino insieme, ma di ragazzi “segnati” dal Milwaukee ne ho visti tanti. Ovvio che questo non basta per non prescrivere uno strumento terapeutico, se è obbligatorio usare proprio quello. Ma è altrettanto ovvio che, se appena appena ci sono delle alternative, vanno sistematicamente ricercate ed adottate.
- E’ ormai dimostrato che il corsetto funziona se rispetta due requisiti: corregge dal punto di vista meccanico; viene portato. Il problema del Milwaukee è proprio questo: che non viene portato. I ragazzi di oggi sono certamente diversi da quelli di ieri, così come lo sono i genitori di oggi rispetto a quelli di ieri. E’ impensabile oggi che un genitore dica “lo fai, e basta”, così come è impensabile che un ragazzo faccia qualcosa solo perché lo ha detto il genitore; altrettanto è impensabile che una famiglia faccia una terapia solo perché lo ha detto il medico, se il medico non motiva e spiega bene. I tempi sono cambiati (per fortuna, dico io): oggi fare e proporre questa terapia è ancora più difficile di quanto già lo fosse ieri. E un corsetto non portato, o portato “a dosi omeopatiche” (ossia troppo poco) non serve a nulla. Questa è una motivazione assoluta per ricercare alternative.
- Ci sono infine delle profonde motivazioni teoriche biomeccaniche. Il corsetto di Milwaukee appiattisce totalmente la cifosi dorsale (la curva a concavità in avanti che tutti abbiamo – e dobbiamo avere per star bene) e, per come viene classicamente costruito, provoca anche una cifosi lombare (ossia inverte la lordosi lombare, quella curva a concavità posteriore che abbiamo nel tratto basso della schiena; anche questo facilita la comparsa del dolore con il passare degli anni, oltre ad essere del tutto antiestetico, in quanto “fa sparire” il sedere, che si appiattisce inguaribilmente). Questo avviene perché il Milwaukee purtroppo facilita una delle evoluzioni patologiche della scoliosi, verso la lordosi dorsale e la cifosi lombare, ossia verso una inversione delle curve fisiologiche della colonna vista di profilo. Ho visto negli anni tante ragazze che di profilo erano purtroppo ormai “fatte al contrario” per colpa del Milwaukee, e non c’è a quel punto più verso di riportarle indietro. Devo dire che molte delle loro scoliosi erano state ottimamente controllate, viste in radiografia. Ma io pensavo al loro futuro e mi chiedevo se valeva la pena aver curato una scoliosi per poi trovarsi una schiena che comunque in età adulta non funziona e predispone ai dolori. La mia risposta è stata “no, non ne vale la pena”: secondo me è meglio ottenere qualcosa di meno sulla scoliosi (ammesso e non concesso che sia vero: nel senso che con i corsetti bassi otteniamo almeno quello che ottiene il Milwaukee) ma avere una schiena che funziona meglio in età adulta, piuttosto che avere risultati (non migliori di quello con corsetti ascellari), ma al prezzo di una schiena che non funziona. In fondo, curiamo la scoliosi per se stessa, o perché vogliamo una schiena adulta che stia bene?
Ma c’è un’altra domanda a cui dobbiamo doverosamente rispondere: cosa possiamo perdere a non usare questo strumento terapeutico?
- Curve gravi: qui proprio non ci sono problemi. Da sempre le curve gravi sono state curate con i gessi prima che con il corsetto, ed al limite si faceva un gesso alto per le curve veramente molto alte (vedi punto successivo). Oggi abbiamo “pensionato” anche il gesso (come il Milwaukee) perché abbiamo un corsetto almeno altrettanto efficace (se non di più, perché più progressivo ed in grado quindi di continuare a correggere nel tempo, mentre il gesso aveva la sua efficacia in pochi mesi e poi bisognava limitare la perdita di correzione…), lo Sforzesco: quindi comunque questo corsetto trova indicazione nelle curve gravi più del Milwaukee.
- Curve alte (cervico-dorsali e dorsali alte): le considerazioni che si possono fare sono molteplici. Cominciamo con le curve dorsali che hanno la “vertebra limitante superiore” a D6 (6a vertebra toracica) o sopra (perché sino a quel punto problemi con i corsetti bassi proprio non ce ne sono): con accorgimenti particolari sul corsetto basso (ascellare), che purtroppo lo rendono un po’ meno tollerabile, si può arrivare a correggere una limitante sino a D4 ed a volte a D3. Più in alto ovviamente non si arriva. Se la curva si prolunga, allora bisogna scegliere: o trascurare la curva (ma solo se è minore), o cercare di ottenere una correzione attraverso il riflesso di raddrizzamento della testa sbilanciando la curva alla base (se la curva non è troppo rigida), o intervenire con emicollari da usare solo in casa. Se tutto questo non funziona, si discute con il paziente e con i genitori, si valutano pro e contro, e si decide di mettere un Milwaukee, oppure di lasciare la curva prossimale a se stessa. In questo senso, una curva prossimale alta trascurata può dare: asimmetria delle spalle (problema estetico), asimmetria di partenza del collo (possibili futuri dolori cervicali) ma molto raramente evolve in età adulta sino a provocare gravi problemi. Ed in ogni caso la decisione presa in una visita viene rivalutata nel tempo, per capire se è il caso di cambiare strada o meno. Solo quindi in una curva cervico-dorsale, con una “vertebra apicale” (e non una limitante superiore, come il caso riportato all’inizio) al di sopra di D5, questi problemi si pongono con forza e si può anche decidere di mettere un corsetto di Milwaukee. Quasi mai lo abbiamo fatto, e disastri non ne abbiamo visti (ovviamente in curve che non fossero già oltre i 45-50 gradi quando abbiamo cominciato a curarle, quindi già da intervento chirurgico in partenza…)
- Curve infantili: qui non perdiamo proprio nulla. Il timore sempre riportato dai vari autori è che l’uso del corsetto basso possa creare dei “toraci tubolari”, ossia lunghi e stretti, perché essendo più costrittivo impedisce al torace di espandersi come consente invece il Milwaukee. Può darsi, ma devo dire che nella mia ormai lunga esperienza anche con i bambini piccoli (nei quali oltretutto non si può fare la ginnastica perché non sono ancora in grado di farla in un modo adeguato per cui lo sforzo valga veramente la pena) è sufficiente cambiare spesso il corsetto, più spesso che negli adolescenti perché crescono a ritmo superiore, e danni non se ne fanno proprio.
Ma allora, perché ancora in tanti lo prescrivono? Le risposte sono molte e vanno dalla convinzione personale (qualcuno fa delle vere e proprie “guerre” sull’uso del Milwaukee, portando anche dei lavori “pseudo-scientifici” a favore della propria tesi, che però sono metodologicamente scorretti e quindi i risultati sono inattendibili), all’abitudine (che è dura a morire). Di certo, come ho già detto, le correzioni con il Milwaukee della sola scoliosi sono ottime, e se ci si concentra solo su quelle, allora non c’è motivo di cambiare. Ma se si guarda alla testa ed alla psiche oltre che alla schiena, se si pensa alla funzione futura della colonna e non solo alla sua anatomia, se concretamente si punta a far portare il corsetto e non solo a prescriverlo, allora i motivi per abbandonare il Milwaukee (secondo noi) sono di gran lunga superiori a quello di continuare a prescriverlo. Stando sempre attenti a non far danni. E con la coscienza che questa nostra posizione come Isico non è necessariamente la scelta di tutti. Ed anche consapevoli che un Milwaukee fatto e messo bene è infinitamente più efficace di un corsetto basso fatto e messo male (come purtroppo succede troppo spesso).
Commenti
Commento di mammaeli80
Il 30/03/2010 alle 13:52
A proposito di Milwaukee, anche il mio bambino di 15 mesi lo porta per 22 ore al dì e devo dire che è un po come metterlo in una gabbia. Vedo la fatica che fa per raccogliere gli oggetti e se è stanco non può nemmeno mettersi seduto ma solo in ginocchio, per non parlare della notte che tra i dentini e qualche altro fastidietto, normale per la sua età, diventa impossibile da gestire. Solo ora che leggo tante di queste storie mi rendo conto che si può fare di meglio, anche se l’ortopedico dal quale siamo seguiti ci ha detto che questi busti sono i migliori in assoluto e per non parlare del fatto che sono io ad accorgermi quando è il momento di fare il collaudo (ma è cosi che funziona? E’se non c’è l’ortopedico specializzato che ci segue è normale che la visita di controllo venga fatta da un medico della sala gessi? Ma, mi sembra tutto cosi assurdo!). Alle volte lo guardo e mi chiedo quanto fastidio gli può dare questo busto anche perché quando glielo togliamo lui è il bimbo più felice del mondo. Nonostante lui lo porti bene vedo la sua cifosi cambiare e alle volte mi spavento pure perché mi sembra di vederla piu accentuata. Comunque ringrazio questo blog perché mi ha dato modo di informarmi al meglio e di muovermi quanto prima per risolvere il problema del mio piccolo Christian. Un saluto a tutti mammaeli
Commento di Stefano Negrini
Il 31/03/2010 alle 09:13
Grazie mille signora. Spero che la sua esperienza possa servire a tante ragazze all’inizio del loro cammino, perché lo renda più facile e meglio impostato. E perché sappiano che anche dalle esperienza sbagliate e molto difficili possono nascere forza d’animo e serenità future. Auguri!
Commento di letizia
Il 31/03/2010 alle 11:14
Gentile Dottor Negrini avrei bisogno di un suo parere medico. Sono affetta da scoliosi dall’età di 12 anni curata (si fa per dire) con milwaukee e corsetti gessati portai per 4 anni. Al termine del trattamento mi è stato proposto l’intervento che ho rifiutato in quanto non mi dava la certezza della riuscita.
Sono passati da allora quasi trent’anni (io ne ho 45) e tutto sommato sono stata abbastanza bene. Ma facendo un controllo radiografico il mese passato ho scoperto di avere 65° di scoliosi e mi domando se posso rientrare nel trattamento che fate nl Vs. centro, anche perché non mi posso permettere il lusso di peggiorare ancora. Avrei bisogno di una sua risposta perché sono davvero peoccupata, anche se al momento non ho dolori alla colonna. La ringrazio anticipatamente e le porgo cordiali saluti.
Commento di carmenta
Il 31/03/2010 alle 15:27
Carissimo Dottor Negrini, il suo scritto sul Milwaukee mi ha commosso. Grazie per aver sottolineato l’impatto sulla psiche di questa terapia. Io sono una delle “vittime di questo corsetto”; mi sono fatta quasi tutti gli anni 80 in sua compagnia.
Commento di roby64
Il 06/04/2010 alle 09:31
Grazie a lei per la risposta ed un grosso forza!!! A ragazzi e
genitori che stanno combattendo con la scoliosi.
Commento di Stefano Negrini e Fabio Zaina
Il 07/04/2010 alle 11:56
Grazie,
a nome nostro e di tutto lo staff di ISICO ricambiamo, anche se con un po’ di ritardo, gli auguri di buona Pasqua.
Stefano Negrini e Fabio Zaina
Commento di MARTINA da NAPOLI
Il 07/04/2010 alle 16:07
Salve a tt. Oggi voglio darvi un messaggio importante, ke ho capito ancora meglio dopo un grave avvenimento. Proprio il giorno di Pasqua ho perso una mia amica di undici anni a causa della leucemia. E’ da allora ke nn riesco a dormire perke rifletto e mi dico: “La mia povera amica veniva a scuola a trovare gli amici, senza i capelli a causa delle numerose chemio e con una mascherina in faccia, nn aveva vergogna ed era assai felice di rivederci. Ho capito solo ora che nn mi devo lamentare se le mie magliette si slabbrano o si fanno i buchi, oppure ke nn ho ancora il fidanzato a causa del busto ke porto da 6 mesi……..perke nn sono questi i problemi. Anzi mi devo ritenere fortunata perke il mio problema e’ risolvibile, anke in modo piu’ confortevole rispetto a qualche anno fa, grazie alle nuove tecniche del centro ISICO e anke al sostenimento morale importante da parte di tt lo staff….Sto piangendo davanti a questo computer perke penso “MAGARI CI FOSSE STATO UN QUALCOSA, COME UN MAGICO CORSETTO KE AVESSE POTUTO SALVARLA!!” A me la citta’ di Milano rappresenta il ritorno del sorriso sulle mie labbra grazie a ISICO. Ma x la mia amica, portata dall’ ospedale di Roma a quello di Milano, rappresenta la “chiusura del sipario della sua vita”. Spero tanto ke questo sia di insegnamento x altri ragazzi ke, cm a me è successo in momenti di sconforto, si lamentano x i problemi normali dell’ adolescenza, e nella maggior parte delle volte si tolgono anke il corsetto.
Un abbraccio forte a tutti ; (
Commento di Manuela
Il 15/04/2010 alle 13:49
Buongiorno Dott. Negrini
navigando ho scoperto questo sito, davvero interessante, e poi mi sono trovata a leggere la sua crociata contro il milwaukee e così mi sorge spontaneo fare una domanda, dopo una breve premessa. Da bambina mi è sempre stato detto dal medico di famiglia di fare nuoto etc ma poco dopo i 13 anni invece andando da uno specialista mi è stata diagnostica una scoliosi idiopatica evolutiva e prescritto il milwaukee che ho portato dai quasi 14 anni ai 18, giorno e notte per 4 anni. La mia curva a S italica di 45 gradi angolo di Cobb si è ridotta a 18, nello stesso tempo ho sempre fatto attività fisica e tutto è andato abbastanza bene fino verso i 30 anni dove a seguito di un incidente e controlli vari ho scoperto che la mia curva era tornata a 45. Tornata dallo specialista che mi aveva curata da ragazzina mi ha detto che era abbastanza normale che la mia schiena si riposizionasse nella sua sede. Nonostante questo tutto è andato “quasi” bene fino ai 43 anni (2 anni fa) quando con l’arrivo
prematuro della menopausa sembra che la mia schiena abbia perso improvvisamente tutti gli equilibri su cui poggiava. Da allora i dolori sono aumentati in modo esponenziale ed oggi posso dire che raramente mi capita di non avere dolore perché : 1) se lavoro al pc ho dolori cervicali e mal di testa continui (sono da poco in profilassi), dormire è un continuo roteare alla ricerca di una posizione che non mi arrechi dolore alle costole, stare in piedi ferma (cucinare, stirare, parlare con qualcuno, fare la spesa) è diventata una tortura perché dalla zona dell’osso sacro a dx mi parte un dolore acutissimo e per muovermi di nuovo ci metto un po e con tanta sofferenza.. ora le domande, perché in realtà sono due: la prima ma tutto questo può essere stato anche o in parte dovuto a quei terribili già di per se quattro anni di corsetto? La seconda è se qualcuno (o lei Dott.Negrini) mi sa dire qualcosa di questo dolore acutissimo e particolare che mi prende sul lato dx del sacro e della coscia posteriore ma solo se sto in piedi ferma, anche solo per qualche minuto (la classica coda alla cassa)? Grazie a tutti e continuerò a curiosare in questo sito..
Commento di NICOLA
Il 15/04/2010 alle 16:59
PER MANUELA
Gentile signora è possibile sapere la sua e-mail?
Commento di Stefano Negrini
Il 16/04/2010 alle 13:34
Gentile signora, anzitutto scusi per il ritardo della risposta.
Il suo intervento mi offre l’occasione (rispondendo a lei) per chiarire alcuni aspetti utili a tutti gli adulti con scoliosi e che sino ad ora forse non sono mai stati chiariti.
L’approccio alla scoliosi in età adulta viene oggi diviso in due aspetti ben separati:
* evitare il peggioramento (con tutte le conseguenze funzionali: dolori che peggiorano, possibilità nel tempo di piegarsi progressivamente in avanti, estetica sempre più “danneggiata”)
* terapia “palliativa” dei dolori
Evitare il peggioramento
Per tradizione, ed anche a causa dei fallimenti tremendi che purtroppo spesso gli scoliosologi vedono, evitare il peggioramento, ossia garantire una stabilità alla colonna nel tempo, viene considerato patrimonio esclusivo della chirurgia, e si pensa che non esista altra arma terapeutica. I corsetti sono poco tollerati, mai specifici, e soprattutto non consentono di sostenere realmente una colonna che si è piegata; gli esercizi sono considerati inutili.
Terapia “palliativa” dei dolori
Quando si guarda ai dolori, le proposte sono almeno tante quanti sono i metodi proposti genericamente per il mal di schiena. Si pensa che l’approccio non sia molto diverso, e qui si usa di tutto, dalle infiltrazioni, alle fasce più o meno rigide, agli esercizi di vario tipo e genere (con nomi più o meno esotici), ai farmaci, alle manipolazioni etc etc. Ma il tutto in modo normalmente aspecifico, o fintamente specifico (nel senso che per esempio si prescrive la RPG, o Rieducazione Posturale Globale, o il Mézières come se fossero una terapia specifica per la scoliosi, quando così non è).
Questa situazione è frutto della storia (la ricerca nel settore è sempre stata pochissima; di scoliosi si sono sempre occupati i chirurghi ortopedici, che hanno competenze elevatissime sulla scoliosi, non molto alte sulla riabilitazione che è campo dei fisiatri – i quali peraltro tradizionalmente hanno poca competenza sulla patologia – il tutto ovviamente con alcune eccezioni personali in ambo le specialità mediche).
Isico offre un servizio diverso, SPECIFICO PER LA SCOLIOSI DELL’ADULTO, e configurato in entrambi i settori in modo tale da dare la risposta migliore possibile allo stato attuale delle conoscenze. Ci avvaliamo per questo di entrambe le figure professionali che meglio possono – in team con medici specialisti di scoliosi e di riabilitazione – occuparsi dei due aspetti diversi sopra presentati.
* Per la prevenzione dell’evolutività ci avvaliamo degli esercizi SEAS. Abbiamo già presentato i risultati ad un Congresso internazionale (Atene 2008). L’articolo scientifico è stato inviato ad una prestigiosa rivista e ne prevediamo la pubblicazione entro l’anno. Nel caso peggiore abbiamo avuto un dimezzamento del ritmo di peggioramento (da 0,5° all’anno negli 8 anni prima di iniziare la terapia, a 0,25° all’anno nei 18 anni successivi); in media abbiamo avuto un miglioramento di 4° in 3 anni di terapia, con il 74% dei pazienti migliorati e solo il 6% peggiorati (ma sempre meno di quanto peggioravano prima). Quindi, questi esercizi si possono usare per frenare il peggioramento: lo dice la ricerca. Come fare? Si fanno a casa, per conto proprio, e quindi anche chi abita all’estero converge oggi su Milano per imparare che cosa fare: bastano 1,5 ore per imparare, poi si lavora a casa per 3 mesi. Per chi abita molto lontano, è anche possibile (superati i primi 6-9 mesi in cui è meglio venire a Milano una volta ogni 3 mesi) imparare due piani di lavoro che coprano i 6 mesi successivi e venire ad un nostro Centro solo 2 volte all’anno. In queste occasioni si fa il punto della situazione, un controllo fisioterapico, ogni 1-2 anni su base individuale si fa una visita medica. Se insorgono dolori o problemi si viene prima e li si affronta in modo specifico.
* Per il controllo del dolore, i nostri operatori sono abituati a confrontarsi con la scoliosi dell’adulto da molti anni, e sono formati specificamente in questo senso. Qui l’imperativo categorico è il “primum non nocere” di Ippocrate, ossia per prima cosa non far danno. Perché il problema è che alcune tecniche comunemente prescritte ed utilizzate per i dolori vertebrali NON VANNO BENE per chi ha la scoliosi. In alcuni casi queste tecniche tolgono il dolore, ma danneggiano le capacità della colonna a lungo termine di sostenere la schiena, e provocano negli anni dei peggioramenti che alla fine finiscono per peggiorare anche i sintomi dolorosi inizialmente eliminati. Anche in questo campo si deve essere assolutamente SPECIFICI e FORMATI ed AGGIORNATI continuamente.
Un’altra possibilità: da poco abbiamo un sistema di fasciature del tutto specifiche (ed è la prima volta che questo succede, da sempre) per la scoliosi, che danno meno fastidio ed aiutano anche sui dolori e sulla capacità di sostegno in modo SPECIFICO. Questa tecnica è oggi usata per gli adulti solo in due/tre paesi al Mondo, e noi in Italia ci stiamo cimentando per aiutare al meglio i nostri pazienti.
A questo punto una domanda può sorgere spontanea. Ma non posso trovare tutto questo sotto casa? Oggi la risposta più onesta è mista e sta a metà tra il NO (nel senso che la superspecialità è oggi disponibile in pochissimi centri al mondo, e lo possiamo affermare con certezza visto che li conosciamo e frequentiamo regolarmente i maggiori specialisti a livello internazionale) ed il NON LO SO (nel senso che di persone che lavorano bene anche in questo settore ce ne possono essere senza che siano note) MA E’ IMPROBABILE (perché purtroppo la ricerca è talmente giovane che passeranno degli anni prima che si diffonda capillarmente – ed inoltre di scoliosi soffrono relativamente in pochi, e quindi ci vogliono competenze assolutamente specifiche).
Detto tutto questo, credo che l’invecchiamento cui progressivamente andiamo incontro grazie ai miglioramenti della medicina, insieme alla richiesta non solo di ANNI IN PIU’ di vita, ma soprattutto di QUALITA’ DI VITA in questi anni in più, pone alla medicina dei problemi del tutto nuovi che una volta non esistevano. Una volta una persona piegata in due con la schiena era rara (perché spesso si moriva prima) e soprattutto non aveva un obiettivo di qualità di vita come quella odierna, accettava più passivamente e con rassegnazione la propria condizione. OGGI NON E’ PIU’ COSI’ e quindi chi ha la scoliosi cerca, GIUSTAMENTE, delle risposte migliori. Quindi anche questo, come tanti altri, è un settore di frontiera. Ma in questo caso, anche in Italia si possono trovare risposte adeguate.
Stefano Negrini
Commento di alessandra
Il 22/04/2010 alle 15:59
E’ da poco che ho scoperto questo blog, più precisamente da quando a mia figlia di 12 anni è stata diagnosticata la scoliosi. Io e lei siamo completamente diverse, purtroppo l’unica somiglianza è proprio la scoliosi, ereditata da me. Sono passati ben 32 anni e leggendo l’articolo del dott. Negrini sul milwakee mi chiedo se anche allora potevano esistere soluzioni diverse a quell’insopportabile gabbia che ho portato pazientemente per 4 anni. Ma sono stata fortunata, sono guarita e ho superato le cattiverie adoloscenziali e le prese in giro. Mia figlia per fortuna porta un corsetto lionese e vedo che lo sopporta bene. L’unico mio rammarico è essere capitata da un medico a detta di tutti “il più bravo a ……”, ma di un’antipatia rara e a volte veramente irritante. E’ vero i tempi sono cambiati, c’è internet e una maggiore informazione; grazie a questo riesco a capire come e quanto mia figlia deve portare il corsetto, visto che l’esimio dottore nelle sue visite non si è neanche degnato di dircelo (l’ho intuito dalla cartella clinica allegata alla richiesta perla ASL). Le visite (solo 2 per adesso) sono di attesa lunghissima e di controllo brevissimo, dando tutto per scontato. Le parole vengono tirate fuori a forza grazie alle mie domande, ma sono completamente scontenta. Non mi ha neanche rilasciato un foglio con una diagnosi completa e le istruzioni relative al corsetto. Abbiamo il primo controllo tra tre mesi, non so se dovremo eseguire una radiografia di controllo ( ai miei tempi si faceva), non oso più chiedere informazioni ( non posso passare interi pomeriggi al …….. Penso che cambierò medico. Per me è stato importante avere sia un ortopedico di fiducia sia un professore che si è rivelato una persona squisita e che mi ha sempre incoraggiata. Vorrei lo stesso per mia figlia.
Grazie dottor Negrini per tutte le informazion che da in questo sito.
Alessandra
Commento di Stefano Negrini
Il 23/04/2010 alle 14:38
Cara Manuela,
onestamente è impossibile risponderle in un modo sensato senza fare una visita e capire quale possa essere il problema reale. Onestamente, mi sembra molto difficile che il Milwaukee possa avere una qualunque relazione con i suoi disagi attuali, dopo tutti questi anni. Direi impossibile. Certamente gioca di più la menopausa, con la sua tempesta ormonale che spesso acuisce i dolori muscoloscheletrici. In certi dolori anche la scoliosi (data l’entità) potrebbe avere un ruolo. E comunque, si affidi ad un medico che possa prendere in carico il problema e capire come intervenire. E agisca sulla scoliosi, perché se davvero è peggiorata così tanto, allora deve essere presa in considerazione, soprattutto per evitare ulteriori problemi negli anni a venire.
Auguri
Stefano Negrini
Commento di corrado
Il 21/06/2010 alle 14:55
E’ opportuno come primo intervento l’uso del milwaukee per correggere una curva scoliotica lombare sin di 12° Cobb in un bambino di qusi sette anni?
valutare altri interventi terapeutici potrebbe compromettere il decorso positivo della scoliosi?
sicuro di una vostra risposta vi porgo i miei, più sinceri saluti. Grazie
Commento di federica belli
Il 22/06/2010 alle 10:10
Come posso risolvere il mio problema? Ho la scoliosi idiopatica dell’adolescenza,devo metttermi un corsetto di tipo “Cheneau” e lo devo portare 23 ore. E’ giusto? Cosa devo fare?
Commento di Fabio Zaina
Il 28/06/2010 alle 09:39
Gent.mo Sig. Corrado,
premesso come sempre che una risposta appropriata e personalizzata alla sua domanda può venire solo da una visita specialistica, è possibile commentare in maniera generale che una scoliosi di 12° è veramente molto lieve (basti pensare che per definizione la scoliosi viene definita tale quando la sua entità supera i 10°). Nella maggior parte dei casi una scoliosi come questa è molto poco evolutiva a sette anni. e in molti casi è sufficiente un attento monitoraggio per rimandare almeno per un po’ l’inizio della terapia senza pregiudicare il futuro. Quindi mi permetto di esprimere qualche dubbio sull’utilità di un corsetto in genere per una scoliosi di questa entità in questa fase di crescita. Peraltro, anche le linee guida italiane per il trattamento della scoliosi in età adolescenziale (l’età a maggior rischio di evoluzione) NON raccomandano il corsetto per una curva di questo tipo, salvo parere motivato del medico esperto (l’eccezione esiste sempre in medicina).
Inoltre, proprio volendo scegliere un corsetto, non vedo proprio motivo, a parte una consolidata tradizione, per scegliere un corsetto che arriva fino al collo e impedisce i movimenti come il Milwaukee rispetto ad un corsetto basso che lasci maggiore libertà di movimento, sia più modellante sul tronco e più tridimensionale (il Milwaukee agisce in maniera efficace solo sul piano frontale – cioè sulla radiografia, tanto per capirci – ma ha un effetto peggiorativo sul piano sagittale – rende la schiena troppo dritta vista di profilo). Una scoliosi nella parte bassa della colonna può essere trattata benissimo con un corsetto basso.
Ma voglio ribadire che, fatta salva una precisa indicazione particolare, apparentemente non ci sono indicazioni al trattamento con corsetto. Questo almeno per adesso, perché nessuno è in grado di escludere a priori che in questa scoliosi un giorno sia necessario intervenire con un corsetto. Ma fare una previsione precisa oggi è veramente difficile.
In bocca al lupo
Fabio Zaina
Commento di iomamma
Il 06/07/2010 alle 14:54
Che emozione, che rabbia, che dolore nel leggere le vostre parole sul milwaukee….
Mi sono sempre sentita tanto sola ed ecco che scopro che la mia storia è un classico!
“Costretta” a 13 anni in una gabbia di plastica e ferro mi sono sentita intrappolata, costretta, violata.
Il busto milwaukee mi è costato anni di litigi familiari, perché io categoricamente non avrei mai portato quella gabbia per uscire, e i mei non riuscivano ad obbligarmi.
Non lo portavo, e non lo avrei mai portato, io ricordo ancora, più di 15 anni dopo, l’odio che provavo per la dottoressa che mi seguiva al Rizzoli, per i suoi modi bruschi, sbrigativi, la sua impazienza “se non lo porti ti opero se non lo porti, a 30 sarai gobba e piegata dal dolore”. Ricordo i viaggi a Bologna, l’entrata dell’ospedale con una vertigine, con un buco nel petto, un dolore dal quale non sono mai guarita.
Ho vinto io, il busto non l’ho portato. Ho cancellato, rimosso l’argomento dal mio cervello completamente per 10 anni. Io non avevo la scoliosi. Ma come le cose non elaborate eccola qui, che a 30 anni mi fa passare le notti insonni a pensare ad un intervento, i giorni su internet a leggere qualunque cosa sull’argomento, le ore allo specchio perché i miei fianchi ora sono così evidenti nella lora differenza, a rifuggire come la pesta gli ortopedici, che panico…che panico….
Ho due figlie, e a tutto si aggiunge il terrore che possano sviluppare quello che ho io. Sono contenta che l’approccio si cambiato, a me il milwaukee ha rovinato la vita.
Grazie per l’attenzione.
Commento di emanuela c
Il 07/07/2010 alle 07:31
Noi siamo fuggiti dal medico curante di mia figlia, proprio perché ci aveva proposto il milwaukee .
Abbiamo iniziato un nuovo percorso con un nuovo corsetto e siamo in attesa dell’esito delle prossime lastre.
Auguri a tutte .
emanuela
Commento di monica
Il 07/07/2010 alle 07:42
Carissima Iomamma,
mi sono ritrovata nelle tue parole e nella tua storia perchè anche io ho rifiutato il corsetto che i miei genitori mi avevano fatto fare, anche se non hanno mai insistito per farmelo portare.
Ho negato per tanti anni il problema, poi ho iniziato a vedere la mia schiena e a farla vedere. E’ stato il dolore, fortunatamente mai troppo forte, a convincermi.
Ora faccio controlli periodici e ginnastica ma l’intervento mi é stato prospettato.
Mi spaventa molto il passare del tempo e il relativo peggioramento delle condizioni della schiena.
Non so cosa farò per il futuro, per ora mi aiuta molto condividere, attraverso questo blog, con chi ha il mio stesso problema.
Ti faccio tanti auguri
Molly
Commento di iomamma
Il 07/07/2010 alle 12:43
Ciao Monica,
mi sembra di capire che siamo più o meno sulla stessa barca….La spada di Damocle che pende sulla testa, perché è verosimile che finiremo sotto i ferri!
A questo punto sto cercando di avorarmi dentro in vista di questa cosa, che non vedo vicina, ho 2 bimbe molto piccole e non posso permettermi di stare ferma, la mia vita è un vortice!! Cerco di accettare quello che probabilmente sarà, anche se non è facile, io non ho mai accettato e non accetto la mia scoliosi.
Però è bello sapere che ad oggi chi lavora in questo difficile campo ha un occhio di riguardo per la psiche di tutte quelle ragazzine che in un’età così critica si trovano ad affrontare una prova tanto difficile….E che belle persone frequentano questo blog, leggere di loro e dell’atteggiamento dei medici di Isico fa bene al cuore…=)
Commento di Stefano Negrini
Il 08/07/2010 alle 09:09
Care Monica ed iomamma,
intanto grazie per i complimenti all’iniziativa.
Poi, come precisato anche in altri interventi sul blog, vorrei ancora una volta ribadire che si può lavorare su se stessi per evitare (o quanto meno ritardare il più possibile) l’intervento: si tratta di fare esercizi specifici.
Noi abbiamo già pubblicato i risultati degli esercizi SEAS che proponiamo ai nostri pazienti; una mamma ieri, dopo che la figlia era peggiorata nella prima età adulta, ed è poi migliorata con i nostri esercizi SEAS, mi diceva : “l’unica cosa che mi dispiace è che non ho cominciato prima con questi esercizi”. Gli esercizi non sono uguali dappertutto, e si devono fare quelli giusti al momento giusto, se si vuole un risultato utile (ed in questo conta enormemente anche chi li fa fare, ovviamente…).
Rispetto ai figli evitate i due tipici errori (non voler vedere quello che c’è per colpa di quanto si è sofferto da piccole – voler curare un figlio che non ha nulla per evitare quanto si è subito sulla propria pelle in passato): l’unica cosa da fare sono dei controlli medici periodici a scopo preventivo. E se non c’è nulla, non si cura nulla; se c’è qualcosa, prima si scopre e prima si può trattare per evitare i problemi più importanti.
Auguri a tutte le mamme scoliotiche, e non abbiate paura !!!
Stefano Negrini
Commento di robi64
Il 29/03/2010 alle 23:50
Caro Dottor Negrini, leggere l’articolo sul Milwaukee mi ha fatto venire i brividi!
Mi sarebbe piaciuto sentir dire queste cose trenta anni fa (lo so che sarebbe stato impossibile ma lasciatemelo almeno dire).
Io ho portato ben tre Milwaukee, i primi due sono stati la mia rovina perché non erano fatti a regola d’arte, diciamo così per essere gentili, il terzo invece decisamente fatto in modo impeccabile. La mia scoliosi è stata diagnosticata all’età di 8 anni e subito mi hanno prescritto un Milwaukee che ho portato 5 anni giorno e notte, proprio come diceva lei i ragazzi di oggi ed i relativi genitori sono bene diversi, un tempo non c’erano psicologi sempre a disposizione ma la questione psicologica c’era e come! Durante i 5 anni ho frequentato per tre volte alla settimana un centro medico/sportivo all’avanguardia e lì seguivo un piano personalizzato di esercizi di ginnastica correttiva. Il centro era diretto da un medico molto preparato il quale aveva capito fin da subito che il mio corsetto era poco preciso (non ci voleva molto a capirlo ero riuscita anch’io che allora ero una bimba di 10 anni) ma nonostante ciò negava spudoratamente, periodicamente ad ogni radiografia di controllo che sistematicamente faceva registrare un peggioramento diceva che era colpa mia perché non mi impegnavo negli esercizi e non portavo il corsetto sempre (io toglievo il corsetto solo per fare la doccia!. Quanto ai miei genitori anche a loro riportava la stessa versione tranquillizzandoli dicendo che un peggioramento alla mia età era da considerarsi normale.
Ogni volta che entravo in palestra trovavo lui ad attendermi, lasciava ogni suo impegno e mi seguiva o meglio mi marcava ad uomo durante lo svolgimento del mio piano di lavoro ripetendomi più volte la stessa identica frase “Finirai nelle mani di un chirurgo, devi prendere esempio dalle tue compagne e portare sempre il corsetto (le miei compagne avevano un corsetto fatto da ortopedici diversi dal mio, arrivavano in palestra con il corsetto dentro ad un sacchetto di plastica e lo indossavano solo mentre erano lì). Oggi tutto questo sarebbe definito persecuzione e probabilmente sarebbe già finito su giornali e quant’ altro, io ho tollerato in silenzio (nel senso che non ho mai detto nulla a nessuno di quelle frasi minacciose) per 5 anni durante i quali, vista la crescita, il primo corsetto è stato sostituito da un secondo peggio del primo! Io abito in provincia di Novara ed allora c’era un unico ortopedico di riferimento a meno che si era seguiti da medici della Lombardia o altrove.
La mia pazienza è però finita all’età di 13 anni, i miei genitori nel frattempo si erano consultati con il nuovo medico di famiglia che ha consigliato una visita a ……. . Ricordo e ricorderò per sempre la sua espressione appena mi ha vista entrare nel suo studio ma ancor meglio ricordo le sue parole “togliti subito quello sgorbio che hai addosso”.
Sono state parole forti, durante la visita ha anche aggiunto che se non avessi fatto nulla per la mia scoliosi sarebbe stato meglio, sicuramente la mia rabbia era tanta ma al tempo stesso c’era in me un forte senso di rivincita, non avevo visto lucciole per lanterne, ed anche se ero una semplice ragazzina forse avevo capito che razza di disonesto avevo avuto davanti per 5 anni.
E’ stato proprio il forte senso di rivincita, insieme ad altre mille cose che mi ha permesso di affrontare il resto del cammino 4 anni con il nuovo corsetto fatto a regola d’arte in attesa dell’intervento eseguito da …………. (quest’ultimo chirurgo, ortopedico, psicologo e soprattutto persona umana impeccabile).
Da allora sono passati 29 anni! Tante sono le cose belle che un’esperienza simile mi ha dato, prima di tutto la forza per affrontare le cose difficili della vita con una marcia in più, entusiasmo di pensare sempre positivo, credere e soprattutto saper individuare i medici che fanno il loro lavoro perché ci credono, fare il proprio lavoro (sono un’ insegnante di scuola elementare) con dedizione ed onestà ed infine tante amicizie nate durante il percorso in ospedale che sono rimaste ancora oggi.
Mi scuso se mi sono dilungata troppo ma credo che certe sensazioni ed esperienze meritano di essere raccontate.